Vulcanelli di fango dopo il Terremoto. Cosa sono?

I “vulcanelli di fango” sono apparsi dopo il terremoto del 30 ottobre 2016 che ha attirato l’attenzione del mondo sull’Italia. Alle 7:40 del mattino avveniva una forte scossa di magnitudo M6.6 che colpiva Norcia e l’Italia centrale. In provincia di Fermo sono stati rilevati alcune “emissioni di fango” e subito sui social sono apparse storie incredibili sulla loro origine e del perchè sanno odore di metano. Dalle profezie di Nostradamus, ai residui prodotti da ipotetici extraterrestri e dalle loro astronavi, gli UFO. Sono arrivati a dire persino che i “vulcanelli di fango” sono collegati con l’attività in profondità del Vesuvio e il vulcano Marsili. Mere speculazioni sulla paura e sulla ignoranza della gente. Questo fango è solamente un fenomeno “che rappresenta uno degli effetti secondari dei terremoti sul territorio” come afferma INGV Terremoti.

Cosa sono i vulcanelli di fango?

In un recente articolo INGV spiega cosa sono un fenomeno estremamente diffuso in varie parti del pianeta anche se poco noti. Sono presenti in Italia lungo tutto l’Appennino. In Emilia-Romagna e in Sicilia si manifestano in una forma più spettacolare.

I vulcanelli di fango non sono altro che “strutture geologiche che si formano in seguito alla fuoruscita di materiale argilloso sulla superficie terrestre, generalmente presenti in contesti tettonici compressivi. Il materiale emesso dai vulcani di fango è composto principalmente da argilla mista a una miscela di acqua e gas”.

Nell’articolo di INGV (fonte) viene spiegato che l’emissione di questi fluidi verso la superficie è legata a un processo geologico noto come “vulcanismo sedimentario”. Si formano perchè in profondità ci sono spesse successioni di sedimento fine poco consolidato. Hanno una densità inferiore rispetto alle rocce sovrastanti e con la “pressione interstiziale“, causata dal materiale soprastante, cercano spazio verso l’alto possono risalire fino all’aria aperta.

Durante questo movimento avvengono poi ulteriori processi fisici, compresa la formazione di idrocarburi. Quest’ultimi, risalendo alla superficie, vengono sottoposti ad una separazione in funzione della massa molecolare. Il metano, essendo dotato di una massa molto minore rispetto agli altri idrocarburi, raggiunge la superficie più velocemente. Quando questo avviene, il materiale sepolto e non consolidato tende a risalire fino a raggiungere la superficie, dando origine a vere e proprie colate assimilabili a quelle prodotte dai vulcani “veri”. In caso di forte emissione di metano l’attività dei vulcani di fango può essere accompagnata da esplosioni di gas.

INGV ha fatto dei sopralluoghi su queste emissioni di fango, il 3 novembre. In particolare nei territori comunali di Santa Vittoria in Matenano e Monteleone di Fermo, situati tra 38 e 44 km dall’epicentro del terremoto del 30 ottobre. La novità è che si è attivato un nuovo punto di emissione di fango in prossimità di alcune abitazioni in Contrada San Salvatore, nel comune di Santa Vittoria in Matenano.

Per quanto riguarda i valori di flusso di anidride carbonica dal suolo, le analisi hanno evidenziato che  questi rientrano nell’ambito del fenomeno noto come “respirazione del suolo”. Il vulcanello di Valle Corvone ha mostrato una evidente inflazione, rigonfiamento, nel giorno del terremoto. A causa dell’instabilità del vulcanello di Valle Corvone è stato consigliato al Sindaco di delimitare l’area e di apporre cartelli per segnalare la situazione di pericolo.

Tutti i dettagli nell’articolo di INGV qui.

Federica SantoniMeteo TerremotiTopINGV,Terremoto,Terremoto Centro Italia,Vulcanelli di fango
I 'vulcanelli di fango' sono apparsi dopo il terremoto del 30 ottobre 2016 che ha attirato l'attenzione del mondo sull'Italia. Alle 7:40 del mattino avveniva una forte scossa di magnitudo M6.6 che colpiva Norcia e l'Italia centrale. In provincia di Fermo sono stati rilevati alcune 'emissioni di fango' e...