Mascherine usa e getta, ecco quando usare le diverse tipologie.

In alcuni tipi di lavori, è fondamentale proteggersi dalle particelle aviotrasportate, quindi, proteggersi dalle polveri, per esempio. I respiratori monouso svolgono proprio questa funzione e sono utilizzati nel settore farmaceutico, edile e agricolo. Ne esistono diverse tipologie, in base alle proprie esigenze.

Ai vari tipi di maschera corrisponde un diverso livello di protezione. Per scegliere la mascherina più adatta bisogna capire quali specifiche esigenze presuppone il proprio lavoro in termini di tipo di attività e in termini di contesto e luogo. Si tratta di mascherine protettive, pertanto occorre domandarsi da cosa proteggersi: in sostanza, bisogna stabilire la tipologia e il livello di sostanze contaminanti a cui ci si espone. In commercio si trovano ad esempio le mascherine chirurgiche usa e getta realizzate con due o tre strati di TNT (tessuto non tessuto); si tratta di dispositivi che hanno una capacità filtrante del 95% verso l’esterno e di circa il 20% verso l’interno.

Ci sono anche le mascherine filtranti e quelle igieniche in tessuto (non adatte all’uso sanitario). Quelle filtranti, che si classificano in base al valore nominale FFP, offrono protezione da polveri, fumi, nebbie di liquidi che possono essere inalate.

L’utilizzo di tali dispositivi viene disposto in luoghi di lavoro che presuppongono il superamento degli OEL (valori limite di esposizione professionale). Al di sotto di questi limiti non si verificano danni alla salute dei lavoratori. Se le sostanze respirate, invece, risultano pericolose, esse possono essere radioattive, cancerogene, lesive dell’apparato respiratorio con insorgenza di gravi malattie. Le mascherine FFP possono prevedere la presenza di valvole, le quali rendono questi dispositivi più comodi e confortevoli perché fanno uscire l’aria calda. In tal modo, non si forma la condensa. Per altro, si respira meglio e gli occhiali non si appannano.

In commercio si trovano anche le le N95 e KN95 che tengono conto del materiale filtrante. In generale, rispetto al loro utilizzo, si badi che la mascherina riporti la sigla R (“riutilizzabile) o NR (“non riutilizzabile”). Può riportare anche la lettera D: vuol dire che è stata testata rispetto ai requisiti di intasamento (si tratta di una verifica opzionale).

Mascherine usa e getta: quale usare?

Le maschere respiratorie, in base al valore nominale FFP, si suddividono in tre tipi: FFP1, FFP2 e FFP3. La normativa europea di riferimento è EN 149. La definizione precisa è “semimaschere filtranti contro particelle o maschere per polveri sottili”. I tre tipi di maschera proteggono da livelli diversi di concentrazione di sostanze pericolose, con riferimento a particelle fino a 0,6 μm. Le FFP1 sono efficaci in presenza di bassi livelli di sostanze nocive. Sono adatte a luoghi di lavoro che presentano concentrazioni fino a 4x OEL, oppure 4x APF (“fattore di protezione assegnato”). Questi dispositivi si adattano alle esigenze di chi lavora nel campo della foratura e del taglio, della carteggiatura manuale.

Le maschere antipolvere tipologia FFP2 costituiscono un livello superiore nella classificazione e sono efficaci fino a 12x OEL o 4x APF. Costituiscono una scelta opportuna se ci si occupa di carteggiatura o intonacatura. Le maschere FFP3 sono concepite per essere efficaci contro alte concentrazioni di polvere. Si parla anche di 50x OEL o 20x APF. Le FFP3 sono il tipo di mascherine adatte per chi è addetto a mansioni che prevedono la manipolazione di polveri pericolose. Per esempio, sono impiegate nel settore farmaceutico.

Valentina ContiSaluteTopMascherine chirurgiche,Mascherine usa e getta,Mascherine Viso,Usa e getta
In alcuni tipi di lavori, è fondamentale proteggersi dalle particelle aviotrasportate, quindi, proteggersi dalle polveri, per esempio. I respiratori monouso svolgono proprio questa funzione e sono utilizzati nel settore farmaceutico, edile e agricolo. Ne esistono diverse tipologie, in base alle proprie esigenze. Ai vari tipi di maschera corrisponde un diverso...