Continuano i Terremoti in provincia di Campobasso (Molise)

INGV Terremoti ha pubblicato un articolo di approfondimento sugli eventi sismici occorsi in provincia di Campobasso (Molise) in queste ore. L’area epicentrale dell’evento di magnitudo ML 4,1 avvenuto ieri sera alle ore 19:55:11 italiane (sabato 16 gennaio 2016 ore 18:55:11 UTC) in provincia di Campobasso è stata interessata negli ultimi giorni da numerosi terremoti. Dal 1 gennaio 2016 ad oggi sono stati localizzati circa 80 eventi di cui la maggior parte dei quali è avvenuta negli ultimi 4 giorni. Sono circa 40 i terremoti di magnitudo pari o superiore a 2,0 con tre eventi di magnitudo superiore a 3,0: il terremoto di magnitudo ML4,1 (Mw 4.3) delle ore 19:55 italiane del 16 gennaio, ML 3,4 delle ore 21:00 italiane del 16 gennaio, ML 3,2 delle ore 01:28 italiane del 17 gennaio.

Pochi minuti fa ancora un terremoto, questa volta di magnitudo M3,3 sentito alle ore 19:53:04 italiane di oggi domenica 17 gennaio con ipocentro ad una profondità di 9 Km.

Il terremoto ha avuto un meccanismo di tipo distensivo, con l’attivazione di una faglia “normale” o “estensionale” orientata parallelamente alla catena appenninica. Questo tipo di meccanismo è coerente con i terremoti precedenti della catena appenninica, da quello dell’Irpinia del 1980 a quello dell’Aquila del 2009, passando per altri terremoti minori. Questo tipo di movimenti distensivi sono causati dal processo di estensione in atto da molte centinaia di migliaia di anni nella catena appenninica, che viene anche evidenziato dalle geologia recente e dai dati geodetici.

Il terremoto più forte è stato risentito in gran parte della provincia di Campobasso ed Isernia, ma anche in alcune zone delle province di Caserta, Benevento, Foggia e Chieti.

Sismicità storica e recente nel Molise

Il Molise è caratterizzato da alcuni terremoti molto forti localizzati all’interno del territorio regionale o nelle sue immediate vicinanze, ma anche terremoti avvenuti in Campania, Puglia e Abruzzo hanno prodotto effetti molto gravi in area molisana. Il terremoto più importante, uno dei più distruttivi della storia sismica italiana, è quello del 5 dicembre 1456, quando una fortissima scossa (magnitudo Mw 7.2) causò distruzioni in un’area molto vasta dell’Italia centro-meridionale. In Abruzzo, Molise, Campania e Basilicata circa cento località subirono danni gravissimi: Isernia e Bojano restarono praticamente distrutte e Napoli, Benevento e Campobasso furono gravemente danneggiate.
La vastità dell’area interessata dagli effetti maggiori è tale da far pensare che quello che le testimonianze contemporanee percepiscono come un unico catastrofico terremoto sia stato in realtà una successione di diversi forti eventi, avvenuti quasi contemporaneamente lungo la catena appenninica.

Molto forte fu anche il terremoto del 26 luglio 1805 (Mw 6.6) che causò distruzione ed effetti gravissimi in una ventina di località tra Isernia e Campobasso, tra cui la stessa Isernia. Gravi danni e numerosi crolli si verificarono anche a Campobasso e in circa altri venti paesi.

Oltre ad alcuni terremoti relativamente minori della zona di Isernia (1882, Mw 5.3) e Campobasso (1885, Mw 5.5), degni di nota sono alcuni grandi eventi avvenuti nelle regioni vicine che hanno prodotto danni molto gravi anche in territorio molisano. Fra questi, uno degli eventi della sequenza appenninica del settembre 1349 (Mw 6.6), il terremoto garganico del 30 luglio 1627 (Mw 6.7), che produsse danni anche in alcune località della costa molisana e il terremoto del 5 giugno 1688 (Mw 7.0) nel Sannio che produsse danni gravi a Campobasso.

Negli ultimi decenni sono tre le sequenze sismiche significative che hanno interessato il territorio molisano: la prima, lungo l’Appennino abruzzese, si è concentrata prevalentemente nel territorio di confine tra Lazio e Abruzzo e i due eventi sismici di magnitudo ML maggiore di 5.5 (7 maggio 1984, ML 5.9; 11 maggio 1984, ML 5.7) hanno prodotto effetti fino al grado 8 MCS anche in territorio molisano.

La seconda sequenza ha coinvolto la zona del Subappennino Dauno, dove il 31 ottobre 2002 una scossa di magnitudo ML 5.4 provocò effetti del grado 7 MCS in alcune località delle province di Campobasso e Foggia. Il giorno seguente, 1° novembre, si verificò un’altra forte scossa (ML 5.3) con effetti del grado 7 MCS a Castellino del Biferno e Larino (CB) e a Carlantino (FG). La terza sequenza è quella del dicembre 2013 che ha interessato la zona dei Monti del Matese, tra le province di Campobasso, Caserta e Benevento, con un evento di magnitudo ML 5.0 (Mw 5.0) il 29 dicembre 2013. La scossa fu risentita in gran parte della Campania e del Molise.

La pericolisità sismica del Molise

Il territorio regionale è caratterizzato da una pericolosità sismica che è più elevata in corrispondenza dell’Appennino e diminuisce andando verso il mar Adriatico. Questo significa che gli eventi di magnitudo elevata sono più probabili in Appennino che non lungo la costa, dove possono comunque verificarsi, per quanto con frequenza minore. Il terremoto del 2002, per esempio, non è legato alle strutture maggiormente attive dell’Appennino.

I valori di accelerazione previsti dal modello di pericolosità sismica (probabilità del 10% in 50 anni) sono compresi tra 0.100 e 0.275 g, ma la maggior parte del territorio regionale mostra valori maggiori di 0.200 g. La pericolosità sismica della regione è determinata dalla presenza delle strutture sismicamente attive dell’Appennino e di quelle del Gargano che si estendono fino al Molise; queste strutture sono caratterizzate da una lunga storia sismica, che ha avuto i suoi massimi in Appennino con il terremoto di Bojano del 1805 (magnitudo Mw 6.6) e nell’area garganica con il terremoto del 1627 (Mw 6.7). Fonte: INGV Terremoti.

Federica SantoniMeteo TerremotiTopINGV,Sentito il Terremoto,Terremoto,Terremoto Campobasso,Terremoto Molise
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