Il rigore di Zaza sbagliato contro la Germania

Finali del Campionato del Mondo, ultimi atti della Champions League e titoli nazionali decisi dagli undici metri: chi perde invoca alla sfortuna per un verdetto deciso dalla sorte, per i vincitori invece è tutta l’abilità tecnica e mentale racchiusa in quella breve rincorsa. La verità? Come sempre è nel mezzo, se si pensa ad esempio al rigore fallito da Trezeguet nella finale dei Mondiali 2006, con la sfera che bacia la traversa e cadendo tocca la linea. La stessa cosa, questa volta al di là della linea bianca, era accaduta nei 90 minuti con l’esecuzione di Zidane. Al di là di questi casi eccezionali però, è possibile tracciare dei dati statistici che rivelano come di fortuna o sfortuna ci sia una dose ben minore rispetto a quanto, ai fini della buona o cattiva riuscita, ci sia dal punto di vista piscologico.

I risultati nascono da un accurato studio del Professor Igacia-Palacios Huerta della London School of Economics, il quale ha preso in considerazione 1.343 dei calci di rigore tirati in 129 match conclusi in parità. Sono tanti i dati presi in considerazione, alcuni dei quali davvero clamorosi, che si tratti di coincidenze o meno è ovviamente questione di “fede”. Uno su tutti, stupisce per la schiacciante superiorità rispetto al dato opposto: l’80% dei rigori battuti attendendo qualche secondo dopo il fischio dell’arbitro terminano in rete, il 57% invece dei penalty calciati non appena udito il “via” viene sbagliato. Una percentuale clamorosa, alla base della quale vi è una chiara influenza psicologica sull’esito: calciare con calma, prendendosi un attimo in più di concentrazione risulta di gran lunga consigliabile rispetto al farsi prendere dalla fretta di porre fine all’attesa.

Altri due dati molto interessanti, il cui effetto mentale è piuttosto evidente. A vincere la lotteria dei rigori è solitamente chi calcia per primo, il 60% dei casi esattamente. Ragione per cui gli allenatori tendono a schierare sin dall’inizio gli specialisti, come accadde a Berlino con Lippi che mandò subito Andrea Pirlo a realizzare il primo rigore. Dai 90 minuti ai tempi supplementari si evince un’ulteriore differenza in termini di marcature: l’agitazione sale decisamente nei 30 minuti extra, dove la percentuale di realizzazione scende al 76% rispetto all’85% nei tempi regolamentari. Per il resto, si tratta per lo più di consigli utili che esulano da freddi ed oggettivi numeri: battezzare un angolo senza cambiarlo, non lasciarsi andare a giochi di sguardi col portiere, o addirittura esultare come fosse un gol nell’arco del match così da infondere coraggio ed entusiasmo ai compagni.

Si parla fattore mentale, viene naturale chiedersi quanto queste percentuali possano mutare se contestualizzate nel calcio femminile. E’ probabile che in questo caso il fattore emotivo e psicologico risulti ancor più influente sul buono o cattivo esito dell’esecuzione dal dischetto, con una percentuale di realizzazione minore nei tempi supplementari, o in chi comincia la lotteria dei rigori per secondi: uno studio in merito manca e sarebbe senza dubbio interessante.

Antonio VivesCalcioTopCalcio,Calcio di rigore,Lotteria,Neuroni
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