Come funzoina il recupero crediti.

Quando si parla di recupero crediti, va sempre ricordato un dettaglio fondamentale, per non andare incontro a frustrazioni inutili: il processo è lungo e complesso. Facciamo un esempio: immaginiamo che una qualsiasi banca milanese si trovi ad avere un credito importante nei confronti di un normale cittadino il quale, per varie ragioni, si ostina a non pagare. Dapprima la banca affiderà la pratica al proprio legale interno. Se la situazione non viene sbloccata con questo semplice passaggio, le strade percorribili sono due: o si affrontano tutti i costi e le probabili delusioni di un’azione giudiziaria, ovvero l’onorario dell’avvocato, le notifiche, i bolli, le tasse dell’avvio del giudizio e moltissimo tempo; oppure, la stessa banca può affidarsi ad un aiuto esterno, ovvero, in questo ipotetico caso, ad una società di recupero crediti di Milano. Come procede l’azione in questo secondo caso?

Il creditore deve prima di tutto convincersi che il debito non verrà saldato, molto probabilmente, in pochissimi giorni: il processo da seguire è infatti molto lungo. La società di credito infatti inizia solitamente contattando il debitore: questa fase, del tutto anteriore a quella giudiziale e quindi ancora ben lontana dalla necessità di un avvocato, ha lo scopo di mettere ‘in allarme’ il debitore. A quest’ultimo, una volta notificato una o più volte l’avvio della procedura di recupero crediti, viene quindi lasciato del tempo per decidere se corrispondere il dovuto o difendersi in sede legale: in questa fase, come si può capire, la tutela del diritto di difesa dei cittadini prevale sulle pretese del creditore.

Se a questo punto il pagamento risulterà ancora insoluto, si dovrà passare alla fase giudiziale. Nella maggior parte dei casi si parlerà dunque di una causa vera e propria; se invece sono presenti delle fatture o altre prove scritte, si passerà al decreto ingiuntivo, attraverso il quale sarà possibile avviare il pignoramento, o all’iscrizione di un’ipoteca, oppure ad una delle altre forme di esecuzione forzata nei confronti di un debitore. Tutto questo, però, non è possibile senza una sentenza oppure, in sua sostituzione, di qualcosa che abbia lo stesso peso (il decreto ingiuntivo di cui prima, ma anche un assegno, un contratto di mutuo firmato da un notaio, o una cambiale). In assenza di quello che in gergo viene definito ‘titolo esecutivo’, dunque, non è in nessun caso possibile rivolgersi all’ufficiale giudiziario affinché venga avviato il pignoramento.

Nemmeno nel momento in cui il creditore ottiene il titolo esecutivo il pignoramento scatta automaticamente: al debitore va infatti notificato prima di tutto l’atto di precetto, ovvero l’ultimo ed estremo invito a pagare la somma dovuta entro i dieci giorni successivi. Passato anche quest’ultimo periodo, e ancora in assenza del saldo del debito, il pignoramento o qualsiasi altra forma di esecuzione forzata potranno diventare effettivi.

Articolo scritto in collaborazione con Invenium.

Federica SantoniEconomiaPignoramento,Recupero crediti
Quando si parla di recupero crediti, va sempre ricordato un dettaglio fondamentale, per non andare incontro a frustrazioni inutili: il processo è lungo e complesso. Facciamo un esempio: immaginiamo che una qualsiasi banca milanese si trovi ad avere un credito importante nei confronti di un normale cittadino il quale,...