memoria calcolo videogaming

A un orecchio esterno, probabilmente l’associazione tra calcolo e videogaming richiamerà aspetti legati all’hardware: la velocità di calcolo di un processore, la memoria video dedicata di una scheda video, e così via. Difficilmente, invece, farebbe un’associazione più immediata per un videogiocatore, ossia le applicazioni ludiche di concetti mnemonici e di calcolo. Si tratta di aspetti tendenzialmente giudicati poco inclini ad essere considerati ludicamente; al contrario, come ben sanno i videogiocatori, se ne trovano tracce nei più diversi videogiochi. Calcolo e memoria infatti sono alla base di molti titoli, ma non solo: un approccio orientato alla loro valorizzazione si dimostra imprescindibile in un numero ancora maggiore di contesti videoludici, spesso a prima vista poco o per nulla attinenti.

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Naturalmente, i primi esempi a venire in mente sono quelli legati a videogiochi che ereditano particolari aspetti dai loro progenitori fisici. Basti pensare al memory, basato sull’accoppiare due carte uguali: la sua stessa essenza è nella memoria, in quanto è imprescindibile memorizzare la posizione delle carte di volta in volta girate casualmente da tutti i giocatori così da ricordare dove si trova la gemella di quella voltata. Diffuso principalmente come gioco da tavolo, non ha mancato di fare la sua comparsa videoludica come minigioco o persino protagonista, come nel caso del titolo incluso nel nostalgico Nokia 3310.

Proprio le carte, e le versioni videoludiche delle stesse, premiano chi più è in grado di mandare a memoria determinate informazioni: per esempio nella scopa è un vantaggio memorizzare quali carte sono state giocate nelle mani antecedenti, così da valutare meglio le proprie mosse. Si può poi pensare alla versione videoludica del blackjack, intrattenimento di spicco sui più noti siti specializzati in rete: il suo successo, tanto virtuale quanto tradizionale, risiede proprio nel fatto che premia un approccio calcolatore, in grado di far meglio valutare le probabilità di un determinato evento. Anche per gli scacchi possono farsi esempi pertinenti: memorizzare le più diffuse strategie di gioco è un vantaggio considerevole perché permette di riconoscere il piano seguito dal proprio avversario, permettendo così di contrastarlo fin dalle prime mosse compiute.

Se i precedenti esempi risultano abbastanza intuitivi, dipendenti come sono da caratteristiche insite già nel gioco fisico che il videogioco eredita, meno evidenti sono, tra i vari vantaggi del videogaming, quelli dati da un approccio mnemonico in altri contesti videoludici: anche quando calcolo e memoria non sono essenza stessa del gameplay, infatti, farne sapiente uso è una risorsa in grado di fare la differenza. Si può pensare a uno shooter in prima persona: difficile associare abilità mnemoniche a buoni risultati. Invece, specie considerando le mappe di gioco, chi è in grado di memorizzarne le caratteristiche si rivela quasi sempre in vantaggio. Ricordare i punti di spawn, i passaggi e gli edifici di ogni mappa, specie quelle più vaste, permette di muoversi con maggiore consapevolezza e, di conseguenza, con un vantaggio non da poco.

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Si possono poi prendere esempi proveniente dai generi tattici e strategici in tempo reale: loro caratteristica è quella di presentare un gameplay tendenzialmente stratificato, che necessita di diversi comandi impartiti con il mouse. Nelle fasi più concitate il movimento del mouse si rivela spesso insufficiente a tenere il passo del gameplay: emerge in questo contesto il vantaggio di chi sia in grado di memorizzare le scorciatoie da tastiera, ossia combinazioni di tasti in grado di eseguire un determinato comando. Anziché navigare con il mouse tra mappa e menù di singole strutture e unità, le shortcuts permettono di ottenere lo stesso risultato in maniera molto più immediata, a patto naturalmente di memorizzarle. Una condizione che, specie a livello di eSport, diventa irrinunciabile.

Merita poi menzione un altro genere che, nei combattimenti, fa emergere proprio le capacità mnemoniche del videogiocatore. I soulslike, particolare categoria di RPG, mettono il giocatore di fronte a sfide caratterizzate da alti livelli di difficoltà contro avversari in grado di sconfiggere il proprio personaggio con pochissimi colpi. Le combinazioni di attacchi di questi formidabili antagonisti sono numerose e complicate, e per avere la meglio diventa fondamentale memorizzarle: solo a questo punto, mandati a memoria i vari pattern, il videogiocatore potrà riconoscere quale sta usando il nemico già dai primi movimenti, valutando che condotta tenere nella circostanza. Una capacità insostituibile in un gameplay che, in questo contesto, premia chi adotta un approccio più mnemonico.

Antonio VivesTechMemoria,Videogaming,Videogiochi
A un orecchio esterno, probabilmente l’associazione tra calcolo e videogaming richiamerà aspetti legati all’hardware: la velocità di calcolo di un processore, la memoria video dedicata di una scheda video, e così via. Difficilmente, invece, farebbe un’associazione più immediata per un videogiocatore, ossia le applicazioni ludiche di concetti mnemonici e...