Gioco d’azzardo e riforma, la politica del rinvio

Riduzione del 30% sul numero di slot machine presenti sul territorio nazionale. Diminuzione consistente del volume di gioco d’azzardo italiano. Allontanamento dei centri scommesse dai luoghi sensibili. Delle tante promesse effettuate sul tema gambling negli ultimi anni, queste sembrano essere le tre che più si vogliono portare avanti. Almeno dal punto di vista politico, forse perché presentate come soluzione del problema. O di buona parte di esso.

Di fatto però la situazione del gioco d’azzardo in Italia è bloccata. Lo è da qualche mese, a grandi linee dal momento della caduta del governo Renzi. Il suo successore Gentiloni ha avuto molto da fare nelle nomine dei ministri, pensando poi a consolidare il proprio ruolo davanti all’opposizione e a gettare le basi per la tanto agognata riforma elettorale. Alla fine il testo della Legge di stabilità 2017 ha rispettato in blocco il lavoro del predecessore, con qualche modifica. Non poteva essere altrimenti data la ristrettezza dei tempi, ma un fatto salta all’occhio a chi si interessa dell’argomento: la questione gambling non è mai stata nominata.

Eppure Renzi in prima persona aveva dato importanza al problema della ludopatia, ad oggi riguardante circa 900.000 italiani, il 4% dei giocatori. Era stato lui a promettere il taglio di circa 140.000 delle 420.000 slot machine distribuite sul suolo italiano, dichiarandosi implicitamente disposto a rinunciare a un bel guadagno per l’Erario (almeno un miliardo e mezzo di euro) a favore della salute dei cittadini. Con il governo attuale ciò che preoccupa è il silenzio. L’iniziativa è da almeno quattro anni affidata ai consigli comunali e regionali, che emendano leggi e decidono se e come applicarle. Il tanto desiderato distanziometro è nato dagli enti locali, non certo da un’iniziativa parlamentare. Ad oggi chi chiede uniformità non è ancora stato accontentato. Di certo si conosce solo che la manovra di contenimento del numero di slot machine non è iniziata, o almeno non nella misura ipotizzata dal governo precedente. Se sia per mancanza di tempo o di fondi, per il momento, non è dato saperlo.

Leggi anche  Nomadi digitali: il gaming online ovunque e per chiunque

Scorrendo la Legge di stabilità 2017 stupisce però la mancanza di misure effettive per prevenire un aumento del Gioco d’Azzardo Patologico. Gli unici provvedimenti sono la riduzione del settore delle scommesse ippiche, forse il meno sviluppato in Italia. Non si fa riferimento alle slot machine e alle vlt, l’online mantiene un ruolo fondamentale e le scommesse sportive non vengono ridimensionate. Per di più, a fronte di una rinnovata febbre per il Lotto e il Superenalotto, arriva la brillante idea di costituire la lotteria dello scontrino. Pare un modo per incentivare ad abbandonare il gioco d’azzardo, è un pericolo in più per chi non riesce a farne a meno. Poco importa se pare si voglia posticipare il suo inizio, previsto per marzo, a novembre. Mancano inoltre riferimenti a fondi da destinare a centri d’accoglienza pensati per chi soffre di ludopati, oltre a un’analisi approfondita della situazione italiana.

L’impressione è che manchi la consapevolezza, quand’anche fosse presente la volontà di un cambiamento. Per vedere scossoni bisognerà attendere un allarme rosso, e l’industria del gambling è attenta a non sfornarne uno. Con la legalizzazione del gioco d’azzardo, la speranza era tenere sotto controllo il giocatore. Non certo fare in modo che i suoi risparmi finissero nelle tasche dello Stato al posto che in quelle delle mafie locali. O no?

Leggi anche  Ddl Stabilità: niente tasse per i pensionati fino a 8000 euro
Federica SantoniEconomiaTopGambling,Giochi online,Gioco d'azzardo,Legge di Stabilità
Riduzione del 30% sul numero di slot machine presenti sul territorio nazionale. Diminuzione consistente del volume di gioco d’azzardo italiano. Allontanamento dei centri scommesse dai luoghi sensibili. Delle tante promesse effettuate sul tema gambling negli ultimi anni, queste sembrano essere le tre che più si vogliono portare avanti. Almeno...