Aurelio Nicolodi, fondatore dell’Unione Italiana Ciechi Ipovedenti

Aurelio Nicolodi ha da poco compiuto ventuno anni quando una granata nemica lo rende cieco. Un danno che si trasforma in opportunità per un giovane intraprendente che inizia una battaglia per restituire ai ciechi una dignità sociale e lavorativa che sembra persa irrimediabilmente. Nasce così un’associazione che nel corso degli anni è stato un lampo di luce nel buio di tante persone sfortunate. Venerdì 1° aprile, nel giorno della ricorrenza del suo compleanno, Enrico Ruggeri ha raccontato a Il Falco e il Gabbiano, in onda alle 15:30 su Radio 24, la storia di Aurelio Nicolodi, fondatore dell’Unione Italiana Ciechi Ipovedenti.

Nicolodi nasce a Trento il 1° aprile 1894. La città e la regione circostante non fanno ancora parte dell’Italia, quello che oggi è il Trentino Alto Adige in quell’epoca fa ancora parte dell’Impero Austro Ungarico e mentre la maggior parte della popolazione di lingua tedesca risiede nella parte settentrionale della regione, dove si trova Bolzano, gli abitanti di Trento sono per la maggior parte di lingua italiana.

Aurelio fa parte di una famiglia benestante, e per questo ha la possibilità di lasciare la città, e quindi il territorio Austriaco, per frequentare le scuole superiori. Un diploma di geometra e poi la frequentazione di certi ambienti intellettuali e politici come il “Circolo degli Irredentisti”. Ne fa parte anche un suo compagno di scuola, Cesare Battisti, che diventerà uno degli eroi della riunificazione del Trentino Alto Adige all’Italia. Ma siamo nel 1915 e venti di guerra spazzano l’Italia e il mondo intero. Aurelio Nicolodi non ci pensa due volte. Richiede e ottiene la cittadinanza italiana e si presenta come volontario nell’Esercito Italiano.

Nicolodi ha solo ventuno anni e vanta un curriculum invidiabile per la sua età. Diplomato, iscritto all’Università, facoltà di ingegneria, diversi soggiorni in Belgio e Francia, una breve esperienza di lavoro in Argentina. Una domenica di luglio è di servizio sul monte Sei Busi, a pochi chilometri dal punto dove circa vent’anni dopo sarebbe stato realizzato il Sacrario di Redipuglia. Sull’Isonzo si combatteva da giorni e presto si sarebbe arrivati alla disfatta di Caporetto. Improvvisamente scoppia una granata. L’esplosione colpisce in pieno viso Aurelio Nicolodi che si accascia ferito. Le cure sono immediate ma si combatte ancora e il giovane sottotenente trova la forza di continuare a dare ordini ai suoi soldati della trincea per respingere gli attacchi del nemico. Poi il buio avvolge per sempre i suoi occhi feriti.

Inizia così la seconda vita di Aurelio Nicolodi, fondatore dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, che dal giorno dell’esplosione di quella granata inizia a vedere il mondo con occhi diversi, portando avanti una battaglia per restituire dignità a persone che a causa della loro disabilità sono relegate ai margini della società. Per raccontarla, nella puntata de Il Falco e il Gabbiano andata in onda oggi venerdì 1° aprile alle 15:30 su Radio 24, Enrico Ruggeri ha intervistato il dottor Mario Barbuto, attuale Presidente dell’Ente. Diretta live streaming su www.radio24.it.

Andrea PaolaIntrattenimentoTopAurelio Nicolodi,Chiechi,Disabilità,Ipovedenti,Unione Italiana Ciechi Ipovedenti
Aurelio Nicolodi ha da poco compiuto ventuno anni quando una granata nemica lo rende cieco. Un danno che si trasforma in opportunità per un giovane intraprendente che inizia una battaglia per restituire ai ciechi una dignità sociale e lavorativa che sembra persa irrimediabilmente. Nasce così un’associazione che nel corso...