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L’obiettivo principale degli studi sull’infiammazione è quello di trovare modi per regolare questa risposta del corpo in modo da ottenere una cura efficace per le malattie croniche.

Una delle strategie principali è quella di riprogrammare le cellule responsabili dell’infiammazione, in modo da indirizzarle verso la guarigione anziché verso danni a lungo termine. Questo approccio potrebbe portare a trattamenti più mirati e con minori effetti collaterali.

Nel caso delle malattie come il cancro, invece, si sta cercando di riattivare l’infiammazione per combattere le cellule tumorali. Questo potrebbe portare a nuove terapie che mirano a contrastare il processo di crescita dei tumori.

L’infiammazione quindi è un potente strumento del corpo umano che può essere utilizzato sia per combattere le infezioni e favorire la guarigione, sia per alimentare malattie croniche. Gli scienziati stanno lavorando per trovare modi per regolare questa risposta in modo da curare le malattie in modo più efficace.

Infiammazione acuta e cronica

L’infiammazione è una risposta naturale del corpo a lesioni, infezioni o sostanze tossiche. Nell’infiammazione acuta, i segni principali sono calore, arrossamento, gonfiore, dolore e perdita di funzionalità. Durante questa fase, le cellule immunitarie vengono attirate nel sito dell’attacco per combattere l’infezione.

Tuttavia, se l’infiammazione non viene controllata, può trasformarsi in infiammazione cronica, che è implicata in varie malattie, tra cui artrite reumatoide, cirrosi e aterosclerosi. L’infiammazione cronica può anche favorire lo sviluppo del cancro.

Trattazione storica

Nel campo dei trattamenti per le malattie infiammatorie croniche, come l’artrite reumatoide, in passato si cercava di sopprimere completamente l’infiammazione. Negli anni ’50 sono stati scoperti gli effetti antinfiammatori degli steroidi, diventando una terapia essenziale.

Tuttavia, oltre a sopprimere il sistema immunitario, gli steroidi possono causare effetti collaterali.

Negli anni ’90 sono stati sviluppati i farmaci biologici, che agiscono silenziando le citochine che amplificano l’infiammazione. Tuttavia, anche questi farmaci sopprimono ampiamente il sistema immunitario e aumentano il rischio di infezioni. Inoltre, non si conoscono completamente i motivi per cui non funzionano per tutti i pazienti.

Pertanto, gli scienziati stanno cercando modi più specifici per indirizzare l’infiammazione dannosa, riprogrammando le cellule immunitarie coinvolte nel processo.

Riprogrammazione cellulare

Stuart Forbes, un ricercatore dell’Università di Edimburgo nel Regno Unito, ha condotto uno studio sul ruolo dei macrofagi nella formazione del tessuto cicatriziale nella fibrosi epatica. Ha scoperto che ci sono due tipi di macrofagi: uno dannoso e infiammatorio chiamato M1 e uno che favorisce la rigenerazione chiamato M2.

Il suo gruppo ha isolato le cellule precursori dei macrofagi dal sangue di pazienti con gravi cicatrici epatiche e le ha trasformate nella versione rigenerativa M2 in laboratorio. Questi macrofagi riprogrammati sono stati poi infusi nei pazienti per stimolare la rigenerazione del fegato e ridurre il tessuto cicatriziale. Uno studio clinico di fase I ha dimostrato che questo approccio è sicuro, mentre uno studio di fase II ha presentato risultati incoraggianti nel ridurre le complicanze legate al fegato rispetto al gruppo di controllo.

Identificare le cellule critiche coinvolte in un tessuto specifico

Secondo il dottor Chris Buckley dell’Università di Oxford, per trattare le malattie infiammatorie è importante identificare le cellule critiche coinvolte in un tessuto specifico. Ad esempio, nell’artrite reumatoide, i leucociti attivano i fibroblasti che causano l’infiammazione delle articolazioni.

Un recente studio ha dimostrato che esistono diversi tipi di fibroblasti che provocano danni alle ossa e alla cartilagine. Mirare a queste cellule specifiche potrebbe portare a migliori trattamenti. Un farmaco chiamato seliciclib ha dimostrato di essere sicuro in uno studio clinico su pazienti con artrite reumatoide, aprendo la strada a ulteriori ricerche sull’efficacia del farmaco.

L’utilizzo di macrofagi riprogrammati

Gli scienziati stanno sviluppando terapie che stimolano l’infiammazione per trattare alcune malattie croniche come il cancro. Un nuovo studio ha dimostrato che l’utilizzo di macrofagi riprogrammati può essere sicuro ed efficace nel trattamento di diversi tipi di cancro solido.

Questi macrofagi sono in grado di infiammare l’ambiente tumorale e attivare altre cellule immunitarie per distruggere il cancro. Ulteriori studi saranno condotti utilizzando una versione alternativa di questa terapia nel 2024.

Sperimentando una terapia avanzata

Forbes e i suoi colleghi stanno sperimentando una terapia avanzata con macrofagi su pazienti con cirrosi epatica. Altri scienziati stanno studiando i fibroblasti per capire le cause delle loro disfunzioni e il loro potenziale terapeutico nella riparazione dei tessuti. Ulteriori scienziati stanno sviluppando una terapia contro il cancro, ma ci sono ancora molte domande da risolvere.

Tuttavia, si spera di poter passare alla fase successiva degli studi e implementare la terapia sui pazienti. In generale, si sta cercando di cambiare la percezione dell’infiammazione, considerandola come una forza controllabile e sfruttabile.

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